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Modelli di sviluppo della larga banda nel mondo

Maurizio Dècina

02 apr 2008

Alla fine del 2007 nell’Europa dei 15 paesi i collegamenti di accesso a larga banda erano circa 90 milioni con un tasso medio di crescita annua del 10%.
In Italia, nonostante la penetrazione del 18% (numero di linee per abitante) inferiore alla media europea del 22%, il tasso di incremento annuo è stato maggiore, circa il 18%, anche se con segni di rallentamento. In Italia si prevede che dai circa 10,1 milioni di linee ADSL di fine 2007 si arrivi a circa 14,6 milioni di linee a fine 2010, con un incremento medio annuo composto del 13%.

Oggi, il livello di penetrazione della larga banda negli Stati Uniti e in Giappone non è molto diverso da quello europeo, ma, come ho messo in evidenza in un recente articolo su www.la-rete.net (Fiber to the Premises - Fibra ai locali), sono molto diverse le prospettive di diffusione nei prossimi tre anni delle fibre ottiche nell’ultimo miglio, delle cosiddette infrastrutture NGN, Next Generation Networks.
In Asia i piani al 2010 coprono dall’80% al 100% delle abitazioni: in Giappone e in Corea gli investimenti degli incumbent sono stati favoriti dalla politica industriale dei governi. Negli Stati Uniti la concorrenza con gli operatori di TV via cavo ha spinto gli investimenti in fibra ottica degli operatori telefonici: i piani della nuova AT&T coprono il 50% delle abitazioni entro il 2010.
In Europa, invece, gli incumbent dei grandi paesi stentano a formulare piani di sviluppo NGN a breve termine. Spicca il caso della Germania che ha lanciato un piano di cablaggio tuttora oggetto di un contenzioso regolatorio tra l’Autorità tedesca e la Comunità Europea.

Negli Stati Uniti il duopolio quasi perfetto tra operatori via cavo e telefonici su due infrastrutture parallele di rete d’accesso è stato plasmato dalla politica industriale dell’FCC, Federal Communication Commission, che ha de facto deregolamentato gli accessi in fibra ottica, favorendo così gli investimenti dei carrier.
All’alba del 2008 le quote di mercato degli operatori alternativi alle Baby Bellnati alla fine degli anni 90, i cosiddetti CLEC, Competitive Local Exchange Carrier, sono diventate irrilevanti, mentre la competizione con le Cable Companies per i servizi di telefonia, Internet e televisione è sempre più feroce. L’infrastruttura per la TV su cavo coassiale copre fino al 70% delle abitazioni del paese, è stata irrobustita da backhauling in fibra ottica e offre oggi accessi a Internet a larghissima banda: fino a circa 500 Megabit/s!

In Europa nelle aree di accesso è di gran lunga prevalente l’infrastruttura telefonica, mentre la politica di sviluppo è governata sia dai Quadri Regolatori Europei che dalle Autorità nazionali. Per stimolare la competizione, ci si è focalizzati sul modello Openreach di separazione funzionale all’inglese che offre una buona soluzione per il tema regolatorio dell’uguaglianza degli accessi a tutti gli operatori, ma purtroppo non affronta il problema degli investimenti in fibra ottica nell’ultimo miglio. C’è invece bisogno di una soluzione, che garantisca la concorrenza e l’apertura della infrastruttura a larga banda, ma che nel contempo sia sostanzialmente di stimolo agli investimenti e alla realizzazione dei nuovi accessi in fibra ottica in tempi non troppo lunghi. Il dibattito in Europa non è certamente esaurito e mi sembra che il consenso sulle soluzioni al momento sia lontano.

La divisione Open Access va inquadrata nel nuovo piano industriale annunciato da Telecom Italia che prevede una ristrutturazione societaria per diventare operatore “convergente” di servizi ICT. Telecom Italia è il primo operatore incumbent che vuole realizzare una piattaforma unica sia per la rete, sia per l’erogazione dei servizi, fissi e mobili, dalla telefonia a Internet, alla televisione interattiva. Open Access comprende tutti gli asset passivi della rete di accesso di vecchia e di nuova generazione ed è uno strumento per ottenere due obiettivi: uno interno all’azienda, e cioè l’efficienza di gestione nella convergenza delle infrastrutture di accesso fisse e mobili, e uno verso l’esterno, e cioè la trasparenza delle operazioni dell’incumbent in termini di uguaglianza del trattamento e di qualità dei servizi erogati, sia verso gli altri operatori, sia in definitiva verso i clienti finali. Il dibattito nazionale sul tema della trasparenza della rete di accesso e degli investimenti per la sua evoluzione continua e si svolgerà nei prossimi mesi. Open Access è una decisione presa autonomamente da Telecom Italia di cui tenere conto nel percorso verso una nuova stagione della regolamentazione dell’accesso che consenta la crescita del sistema delle telecomunicazioni del nostro paese.

Telecom Italia ha un piano di sviluppo dell’NGN che prevede investimenti per circa 6,5 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, con un avvio morbido nei primi tre anni: il numero di connessioni ultra veloci basate sulle fibre ottiche nel 2010 è previsto in circa 2 milioni, il 10% delle abitazioni. Il piano di France Telecom ha esattamente le stesse caratteristiche, mentre in Inghilterra si dibatte solo oggi la necessità di un piano per il cablaggio in fibra ottica! Come detto, poi, in Germania il piano di cablaggio di Deutsche Telekom per 8 milioni di abitazioni è oggetto di un contenzioso regolatorio.

Mauro Sentinelli di recente ricorda invece il caso giapponese, cui ho accennato, con riferimento al progetto Ubiquitous-Japan. Le reti di nuova generazione offrono accessi a banda larga a 100 Megabit/s, sia per le connessioni alle abitazioni e agli uffici, sia per le connessioni in mobilità. La concorrenza tra fornitori di servizi convergenti sulle infrastrutture di rete a larga banda comporta benefici diretti per i consumatori e le imprese, stimola l’innovazione nei processi di lavoro delle imprese e della pubblica amministrazione, e fa crescere in definitiva l’efficienza del paese. Il Governo giapponese stima in circa 1.500 miliardi di dollari il prodotto interno lordo aggiuntivo generato dal progetto U-Japan, a fronte di investimenti di circa 50 miliardi dollari per una rete pervasiva NGN con fibre fino alle abitazioni. Dato che gli enormi benefici sono diffusi a pioggia nel paese (servizi, terminali, commercio, distribuzione, esportazioni, figure professionali), mentre i ritorni per NTT (l’incumbent giapponese) sono inadeguati, il Governo giapponese ha messo in campo sussidi dello Stato, mediante prestiti a tasso bassissimo e significative deduzioni fiscali per gli investimenti infrastrutturali. Il tutto entro regole accorte, capaci di incentivare ogni sforzo verso l'obiettivo di un nuovo ciclo economico.

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