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Terminazione di chiamata: è tempo di terminarla?

Carlo Cambini e Tommaso Valletti

21 apr 2008

La fissazione del prezzo di terminazione è stata, e lo è tuttora, il cuore della regolazione del settore delle TLC e continuerà ad esserlo anche quando si svilupperanno le nuove reti all IP. Poiché la regolazione tariffaria prevede al momento vincoli di orientamento al costo, è necessario disporre di informazioni dettagliate sulla struttura di costo delle imprese, informazioni che spesso però sono assai difficili da ottenere. Calcolare i costi generati dalla terminazione di una chiamata è un’attività complessa, soprattutto per i noti problemi di allocazione dei costi fissi e comuni che caratterizzano l’offerta dei servizi di TLC. A ciò si aggiungano i tentativi di influenzare un tale calcolo, in un modo o nell’altro, da parte delle imprese coinvolte. Le tariffe di terminazione poi nella pratica si distinguono in relazione al servizio finale offerto, alla tecnologia utilizzata ed anche all’operatore che ne beneficia. Tutto ciò sembra anacronistico e soprattutto non giustificabile nel lungo periodo, alla luce anche del nuovo quadro comunitario che chiede a gran voce l’applicazione di regole chiare, semplici e poco intrusive.
A riprova che l’attuale sistema di fissazione delle tariffe di terminazione nel settore delle TLC ha portato ad effetti distorcenti si consideri che le tariffe di terminazione verso reti mobili in Europa sono circa 10 volte superiori alle tariffe di terminazione verso reti fisse. Negli USA, il rapporto è invece 1:1 e con livelli prossimi allo zero. Per quanto paesi diversi siano molto eterogenei fra loro (primo fra tutti, in Europa vige il CPP – calling party pays, in USA il RPP – receiving party pays), non è credibile pensare che tali discrepanze riflettano reali differenze nelle strutture dei costi di operatori europei e americani.
La definizione di tariffe di terminazione non può che essere una questione controversa e di difficile soluzione. E destinata a ripresentarsi regolarmente nel tempo, visto che la terminazione di chiamata è un classico collo di bottiglia. Pertanto, un cambiamento di regime è del tutto auspicabile. A nostro parere una soluzione, ambiziosa senz’altro, ma strutturale e di lungo periodo esiste: il bill-and-keep (B&K) applicato all’intero settore delle TLC.

Cos’è il bill-and-keep

Il B&K è un regime di interconnessione in cui entrambe le parti (l’originante e il terminante la chiamata) si suddividono i costi dell’interconnessione stessa, senza prevedere un interscambio monetario. Il prezzo della terminazione è semplicemente zero in entrambe le direzioni. La motivazione è molto semplice: interconnettendosi, entrambe le reti ottengono benefici reciproci a causa delle esternalità che si generano ossia dei benefici che derivano dalla possibilità di entrare in contatto – grazie appunto all’interconnessione – con un numero sempre maggiore di persone. A causa di questi effetti, se entrambi gli operatori ottengono un beneficio reciproco, allora gli operatori saranno disposti a suddividersi tra loro i costi che il servizio di interconnessione genera per poi ribaltarli sia sull’utente che effettua la chiamata sia su quello che la riceve. Il B&K rivede il principio di causalità dei costi: non è chiaro perché, come fatto sino ad ora, sia colui che inizia la chiamata a ‘causare’ la terminazione (e a doverne quindi sostenere tutti gli oneri), quando si potrebbe argomentare in modo simmetrico che il responsabile dei costi sia colui che riceve e accetta la comunicazione. Entrambe le posizioni sono miopi visto che la chiamata è un bene prodotto congiuntamente sia dal chiamante sia dal ricevente.

Conseguenze del bill-and-keep

Il B&K cambierebbe in buona misura il modello di business delle imprese. Il costo delle chiamate si ridurrebbe drasticamente, ma senza con ciò comportare necessariamente una riduzione dei ricavi per gli operatori perché sarebbe incentivato l’uso del telefono grazie a prezzi per l’utilizzo più bassi. Si punterebbe soprattutto sull’introduzione di offerte di tipo flat tali da permettere di recuperare anche i costi di terminazione sostenuti. In altre parole, gli oneri derivanti dall’interconnessione e dal costo del trasporto delle chiamate verrebbero a essere trasferiti sulle tariffe fisse di accesso al servizio pagate dagli utenti. In questo contesto, le leve prioritarie di competizione tra gli operatori sarebbero il prezzo dell’accesso al servizio e la qualità del servizio erogato mentre si abbandonerebbero i modelli di business attuali basati (inefficientemente) sul recupero dei costi tramite traffico. Inoltre, si andrebbe verso un nuovo schema competitivo più in linea anche con l’evoluzione della stessa tecnologia: lo sviluppo delle reti IP porta a costi marginali pressoché nulli e quindi tariffe al consumo che dovrebbero essere anch’esse prossime allo zero.
Per confortare la nostra affermazione, si prenda il caso degli USA. Gli Stati Uniti hanno adottato un sistema interessante per quanto riguarda la terminazione fisso-mobile e mobile-mobile. Gli accordi sono negoziati ed in caso di mancato accordo interviene l’Autorità di regolazione fissando tariffe allineate a quelle previste per la terminazione su rete fissa utilizzata come benchmark. Come risposta ad una tale scelta regolatoria, la quasi totalità degli operatori mobili americani hanno adottato nel settore mobile accordi negoziati di B&K. L’utilizzo di questo sistema di tariffazione all’ingrosso, accompagnato da offerte al dettaglio caratterizzate da un profilo flat (i cosiddetti “bucket plans”) hanno di fatto spinto l’utilizzo del servizio. Al riguardo, il traffico vocale dei cellulari negli Stati Uniti in cui il B&K è adottato sono di gran lunga superiori (da 3 a 5 volte) a quelli che si osservano nei principali paesi europei in cui la tariffa di terminazione è elevata. Ad un uso più intenso del cellulare si affianca anche un prezzo al minuto più basso negli Stati Uniti rispetto ai paesi europei. Peraltro, i maggiori volumi di chiamate in entrata e uscita generano un circuito virtuoso tale per cui gli utenti statunitensi sono disposti a sborsare cifre totali (ARPU) per il servizio mobile superiori a quanto accade in Europa.
E’ quindi falso sostenere che un tale meccanismo sia distruttivo per gli operatori. Non solo i dati evidenziano che laddove impiegato l’aumento del traffico controbilancia la riduzione dei ricavi dovuto ad una riduzione dei prezzi unitari portando ad un aumento del ricavo medio per utente e permettendo agli operatori più efficienti di rimanere tranquillamente sul mercato. Ma anche per quanto concerne i ricavi all’ingrosso non è detto che esso generi un eccessivo sbilanciamento tra entrate e uscite a sfavore di chi termina più chiamate sulla propria rete: questo potrebbe verificarsi applicando la nuova tariffa nulla di terminazione all’attuale livello di traffico entrante-uscente su una rete, ma dato il cambiamento dei prezzi all’ingrosso è presumibile attendersi che anche le tariffe retail si modifichino, cambiando i valori del traffico originato e terminato su una rete.
Il B&K quindi non deve essere visto come un meccanismo che “uccide” gli operatori. Il B&K va invece inteso come un’opportunità da discutere e affinare come tutte le novità.

Per saperne di più

Gli aspetti teorici ed economici del meccanismo di B&K sono trattati da:

  • C. Cambini e T. Valletti (2008), “Information Exchange and Competition in Communications Networks”, Journal of Industrial Economics.
  • P. DeGraba, (2002) “Central Office Bill and Keep as a Unified Inter-carrier Compensation Regime.” Yale Journal on Regulation.
  • T. Valletti e C. Cambini (2005), “Investment and Network Competition”, RAND Journal of Economics.

Gli aspetti tecnici e di policy sono stati recentemente trattati da uno studio approfondito effettuato per la Commissione Europea:

  • WIK (2008), “The Future of IP Interconnection: Technical, Economic, and Public Policy Aspects”.

Stefano Quintarelli - 22 apr 2008
Se la situazione attuale fosse un greenfield, sarei d'accordo al 100%; invece sono totalmente d'accordo.. al 50%. In assenza di abitudine tariffaria al receiving party pays da parte degli utenti, ho qualche sospetto che un regime di B&K non abbia conseguenze sul conto economico. Purtroppo i nostri utenti hanno l'idea (giusta) che telefonare costa, e quando ricevono una telefonata e devono pagare per cio' (roaming internazionale) costa uno sproposito. Forse mi sbaglio ma credo che nella mente del consumatore il fatto di originare la chiamata e di pagare la chiamata originata dia una percezione di "maggior controllo del costo". Aggiungiamo a questo che non siamo calvinisti. In USA dire a una persona "non sono d'accordo" non e' vissuto nel comune sentire come una possibile offesa come qui da noi, da una vasta fetta della poolazione. Allo stesso modo, forse, rifiutare una telefonata in ricezione, potrebbe essere vissuto un po' come una offesa. Se cio' accadesse, la soluzione sarebbe tenere il telefono spento come avveniva all'inizio in USA, dove l'isteresi agli attuali livelli di consumo è stata molto lenta. Pur sapendo bene che questa è una tendenza di moda a Bruxelles, a mio avviso potrebbe risultare un po' rischiosa. Sono comunque d'accordo che il meccanismo delle tariffe di terminazione vada riconsiderato. Gli Altnet di maggiori dimensioni sostengono il proprio business su queste tariffe (perche' non dovrebbero ?) Se pero' non avessero un vantaggio talmente asimmetrico, probabilmente si ingegnerebbero di più a vendere altre cose oltre alla telefonia (i.e. Internet), cosa che tutto sommato al paese male non farebbe. Ben venga quindi la rimodulazione decisa da AGCOM, speriamo si prenda in considerazione anche il mobile e gli SMS. Va anche considerato, IMHO, che a tendere il meccanismo di terminazione PATS attuale va rivisto, quando le reti saranno IP, l'interconnessione IP e i servizi non solo voce. Nelle reti voce, l'elemento di terminazione è "quantizzato" (una telefonata si sa quanto pesa) e i punti di interconnessione vengono dimensionati su un numero di chiamate determinato. Nelle reti IP, per quanto riguarda servizi non PATS, l'elemento di terminazione non è "quantizzato", per la natura best effort dell'IP, per cui un operatore potrebbe avvantaggiarsi di una tariffa anche simmetrica, semplicemente riducendo gli investimenti ai punti di peering. O magari farlo accordandosi con alcuni. Anche per questa ragione, a mio avviso, sarebbe importante iniziare a parlare di peering di servizi IP con QoS determinata e un organismo consortile che ne verifichi la congruita dei vari peer. Diversamente, il peering non oneroso su quei servizi best effort a carattere prevalentemente nazionale potrebbe prestarsi a pratiche di fatto distorsive della concorrenza.


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