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Come affrontare l’anomalia italiana dell’IT?

Bruno Lamborghini

10 mar 2008

Le analisi e previsioni dell’Osservatorio Europeo dell’ICT (EITO – European Information Technology Observatory), pubblicate alla fine del 2007, evidenziano in maniera inequivocabile la grave anomalia della domanda di IT in Italia rispetto al resto d’Europa.


Se dal 2000 in avanti la crescita del mercato italiano è stata pari al 66% del tasso medio europeo, a partire dal 2005 e considerando le attese per il 2008, a fronte di una crescita media annua europea del 4.5% si riscontra un tasso italiano appena dell’1.5%, determinando così un ulteriore aggravamento del gap strutturale della spesa IT italiana (nel 2006 tale spesa risulta pari all’1.7% del PIL contro il 2.7% della media UE, incluso i nuovi membri).

Per il 2008 le previsioni EITO indicano una crescita media europea del 5.2% contro il 2.1% per l’Italia.


L’anomalia italiana è confermata anche dal rapporto tra la spesa per IT e quella per le telecomunicazioni: nel 2006 per IT 25 miliardi Euro e per TLC 45 miliardi Euro, ovvero l’IT rappresenta appena la metà della spesa TLC. Negli altri grandi mercati europei invece la spesa IT è pari o superiore alla spesa TLC: in Francia 55 miliardi Euro contro 42 per le TLC, nel Regno Unito 66 miliardi Euro contro 57 per le TLC, in Germania 67 miliardi Euro contro 66 per le TLC.


Tutte le analisi a livello internazionale sull’evoluzione del mercato IT evidenziano una forte ripresa della domanda - dopo la crisi dei primi anni del secolo - trainata dal nuovo ciclo del Web, dalle innovazioni nei contenuti digitali, dai processi di convergenza video digitale, dalle tecnologie peer2peer, dalle interessanti prospettive aperte dal cloud network computing con effetti sul boom dei tools di business intelligence, di security e degli applicativi di integrazione. Ne deriva una crescita a due cifre in molte aree del software e dei servizi IT, confermata anche dai positivi andamenti sia dei grandi produttori che dei nuovi entranti, così come dagli sviluppi delle operazioni di M&A.

In sostanza, le mutazioni in atto nelle telecomunicazioni e nei media sono rese possibili dagli sviluppi in atto ed attesi nell’area del software e dei servizi avanzati (ma anche dalle evoluzione dell’hardware che tende a riproporsi come possibile protagonista del nuovo ciclo,sopratutto per la gestione intelligente dei servizi digitali e degli accessi alla rete) . Gli sviluppi IT tendono a divenire in parte embedded nello sviluppo dei nuovi servizi delle telecomunicazioni e dei media e in tal senso forse le statistiche del settore IT sottostimano il reale sviluppo della domanda di software e di servizi IT. Quindi, i nuovi sviluppi dell’ IT rappresentano il reale motore per lo sviluppo dello scenario digitale e sono sempre più determinanti per il futuro delle reti di telecomunicazione e dei media digitali.


In tal senso, l’anomalia IT dell’Italia può avere effetti pesantemente negativi sui futuri sviluppi anche dei comparti delle telecomunicazioni e dei media.


Una domanda IT inadeguata determina l’indebolimento e la perdita di competitività dell’offerta IT, come appare evidente da quanto è accaduto in Italia nel corso dell’ultimo decennio. Si tratta di un processo involutivo che tende ad allontanare o ridurre anche la presenza dell’offerta di operatori internazionali, in passato più fortemente radicati nel nostro paese.


Non credo sia necessario spendere altre parole sulla diretta relazione tra investimenti IT e crescita della produttività e competitività di un paese. Lo dimostrano chiaramente le analisi OCSE e i risultati concreti facilmente verificabili sia a livello micro che macro.

Il rilancio dell’economia spagnola è molto legato alla capacità di rinnovare le organizzazioni sia pubbliche sia private attraverso un impiego diffuso e mirato delle tecnologie informatiche di rete.


I nuovi protagonisti della scena mondiale, Cina e India, hanno ben chiaro che la loro crescita economica e sociale dipende dalla capacità di sviluppare in parallelo offerta e domanda interna IT.

L’anomalia IT dell’Italia ha quindi effetti pesanti sulle prospettive di ripresa e di modernizzazione competitiva del paese. Non è un problema settoriale, è un problema nazionale.

Le domande quindi sono: perché, quali sono le cause di questa grave situazione?

E subito dopo, che cosa si può fare per affrontarla e cercare di risolverla in tempi brevi?


Sulle cause si è già a lungo dibattuto: le incertezze e gli errori nella trasformazione in rete delle pubbliche amministrazioni, la scarsa comprensione dei benefici da parte delle piccole imprese, l’arretratezza delle università, l’ignoranza informatica delle famiglie che si manifesta anche verso lo scarso orientamento a professioni scientifiche dei figli (il calo delle iscrizioni a Fisica e Matematica è significativo) ed in fondo una generale cultura provinciale che rifiuta i cambiamenti, che rifiuta di guardare quanto sta avvenendo fuori.


Sui possibili interventi già nei mesi passati, come Advisory Committee di Ke4biz si è cercato di avviare un dibattito su possibili proposte. Il tema è talmente ampio che occorre muoversi contemporaneamente su più fronti, dalla promozione di progetti per l’utilizzo diffuso da parte delle PA e delle imprese, allo sviluppo dell’offerta favorendo la nascita di nuove imprese ed il rilancio e concentrazione di quelle esistenti, dallo sviluppo di applicazioni e servizi ICT da parte degli operatori di telecomunicazione che hanno un ruolo molto importante sinora scarsamente affrontato alla promozione di nuovi skills da parte dei sistemi formativi. Vi sono già alcune, ancora poche, best practices da moltiplicare ed imitare.


Su questo tema, che riteniamo determinante, vorremmo aprire un dibattito molto concreto e operativo attraverso la-rete.net.

Nelida Ancora - 08 apr 2008
Grazie a Ke4biz apprendo con interesse quanto si sta proponendo in questo spazio. Credo che "l'anomalia italiana dell'IT" (vedi scarsa considerazione del tema nell'attuale competizione politica) sia dovuta alla mancanza di una prospettiva di sviluppo, di una visione. Sono consigliere del Presidente della Regione Molise, On. Michele Iorio, che considera l'IT una importante opportunità per vincere la sfida della globalizzazione, anche nella nostra piccola regione. Si sta pensando ad un laboratorio per un nuovo modello di sviluppo. Mi farebbe piacere poterne parlare con voi. Nelida Ancora


Enrico Nardelli - 17 mar 2008
Ritengo che alla base dell'anomala situazione italiana ci sia prima di tutto un problema culturale: nel nostro Pese l'informatica e' considerata solo ed esclusivamente una tecnologia. Non una scienza, tantomeno una disciplina formativa. Come tecnologia, si ritiene che possa essere comprata ed usata quando e come serve, ne' si ritiene che abbia valore culturale. Questa visione, che e' quella poi della maggior parte della classe dirigente italiana, si riverbera a cascata in tutta la societa', ed accoppiata alla scarsa considerazione che in generale riveste in Italia la mentalita' scientifica (triste eredita' crociana, purtroppo!) fa si' che abbiamo l'anomalia ricordata. Anche l'informatica, come disciplina scientifica, soffre del calo delle immatricolazioni che Lamborghini lamenta per Matematica e Fisica: dal 2001-02 al 2006-07 le immatricolazioni sono diminuite del 36%, cioe' piu' di uno studente ogni tre! Per la Societa' dell'Informazione dovrebbe forse essere una situazione ancora piu' preoccupante dei pochi iscritti a Matematica e Fisica. Inoltre, cosa ancora piu' grave, il grosso di questi studenti proviene da scuole secondarie con orientamento tecnico- professionalizzante e con votazioni di diploma medie o medio- basse. Si tratta di studenti carenti nella preparazione di base di matematica e di italiano: certo non e' la situazione ideale per formare la classe dirigente della futura Societa' italiana dell'Informazione! Sul valore culturale dell'Informatica voglio citare cio' che ha detto quarant'anni fa George Forsythe, analista numerico ed uno dei padri della formazione universitaria in informatica, in quanto fondatore del dipartimento di informatica dell'Universita' di Stanford negli USA, uno dei primi a nascere ed uno dei migliori al mondo: > Penso che la correzione di questa situazione richieda uno sforzo congiunto di varie componenti sociali: i docenti, gli industriali, la politica. Nel 2006, come docenti, abbiamo organizzato presso la camera dei deputati un convegno (http://www.informatica.uniroma2.it/convegno) per stimolare i politici ad uno sforzo culturale in questa direzione. Cio' che e' accaduto negli ultimi due anni ha pero' dimostrato dove sia stato l'interesse reale della maggioranza della classe politica italiana. Adesso abbiamo nuove elezioni e di nuovo tutti si affannano a promettere mari e monti. Forse nell'attesa potremmo rimboccarci le maniche e cominciare, accademia e imprese, a risolvere il problema da soli. Ecco una prima proposta, sulla base dell'idea che un po' di competizione sia benefica per qualunque organizzazione, sia naturale che sociale. Premiamo i 2-3 migliori studenti di ogni corso di laurea in informatica o in ingegneria informatica facendoli "adottare" da un'azienda che stabilisce con loro un rapporto previlegiato dandogli un contributo come rimborso spese per la frequenza al corso di studi (p.es.: iscrizione, libri, strumenti, certificazioni, ...). Le aziende ricevono in cambio una visibilita' previlegiata nei luoghi della comunicazione istituzionale del corso di laurea. Questo legame puo' costituire una "vetrina" per l'azienda verso il territorio ed il premio insito in esso puo' costituire uno stimolo per gli studenti all'atto dell'iscrizione. Non ci dimentichiamo che negli ultimi tre anni i corsi di laurea in matematica, fisica e chimica hanno sperimentato un recupero di immatricolazioni perche' il governo, con il "Progetto Lauree Scientifiche", rimborsa agli studenti le tasse di immatricolazione. Una seconda proposta: il "Festival della Matematica" svoltosi l'anno scorso in primavera a Roma ha creato un boom di iscrizioni al corso di laurea in Matematica, perche' i colleghi di quella disciplina sono riusciti a "spettacolarizzare" i suoi contenuti, che spesso gli studenti vivono in modo arido a scuola. Possibile che non si riesca a fare un "Festival dell'Informatica" che non sia il solito panorama di meraviglie ipertecnologiche da smanettone occhialuto ma offra ai ragazzi (e soprattutto alle ragazze: sono meno del 10% degli immatricolati a informatica) spunti di attrazione ed amore per gli aspetti scientifici di questa disciplina?


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