Il 17-18 giugno si è tenuta a Seoul in Corea la Conferenza Ministeriale dell’OCSE sul Futuro della Internet Economy con la presenza del Segretario Generale OCSE Gurria, della Commissaria UE Viviane Reding e di rappresentanti dei governi dei paesi OCSE.
Questo incontro OCSE, sulle tracce dei risultati di una importante Conferenza OCSE su Internet svoltasi a Ottawa alcuni anni fa, intendeva fare il punto sulle prospettive del nuovo ciclo di Internet (Web 2), cercando di definire indicazioni di politica economica da trasmettere ai paesi membri, avendo chiaro che oggi Internet rappresenta il più potente motore dello sviluppo economico e sociale mondiale.
Peraltro, anche questo incontro, in una sede, quella OCSE, che per sua natura appare la più idonea, perché abbastanza indipendente dai paesi “forti”, a trovare soluzioni concordate non solo tra i 30 paesi membri, ma in modo sempre più allargato anche con i partecipanti delle nuove realtà dello sviluppo (aree emergenti e organizzazioni di base), non sembra essere riuscito ad andare oltre alle consuete dichiarazioni formali che caratterizzano ormai tutti i summit.
Ed è un peccato perché Internet, rete realmente globale, appare oggetto di interventi incoerenti a livello nazionale o a tutela di interessi parziali e non sembra possibile definire modelli comportamentali o regole di base accettate internazionalmente
Per fortuna, il nuovo ciclo di Internet sembra possedere una forza propositiva autonoma ed imprevedibile da parte del miliardo e più di utilizzatori/creatori in grado di definire e variare percorsi e modelli al di fuori delle scelte dei governi e dell’industria.
Tuttavia, non mancano rischi ed azioni volte a rinchiudere i processi dal basso entro walled gardens o frenarne lo sviluppo indipendente.
Per questo forse occorrerebbe concordare un minimo di regole del gioco a livello internazionale, un level playing field aperto entro cui la grande forza della libertà e creatività della rete possa esprimersi in modo pieno.
Ma vediamo quali sono stati i principali elementi emersi nell’incontro, che forse ci possono essere utili anche nel contesto italiano:
- un invito a considerare le politiche di Internet in senso ampio e non limitate alle politiche per le telecomunicazioni. Oggi l’attenzione concentrata sulla banda larga mette in secondo piano altri aspetti relativi ad esempio allo sviluppo di nuove applicazioni e servizi ed alla formazione degli utenti. Al workshop de la-rete.net a Milano a fine giugno è venuta fuori la richiesta di parlare di applicazioni e servizi in rete e non solo di FTTC o FTTH o di LTE vs Wimax. Perché non cerchiamo di aprire un dibattito su questi temi invece di continuare a discutere su chi deve investire in NGN, discorsi che sembrano fare il paio con quelli dei politici italiani sulle riforme istituzionali ? Proviamo anche ad ascoltare la domanda degli utenti in forma esplicita o implicita.
- la necessità di collegare strettamente gli sviluppi di Internet ai temi del climate change e dell’energy saving. Uno dei futuri di Internet è quello di divenire sempre più una rete di sensori e di oggetti in grado di affrontare i problemi ambientali ed energetici che oggi non riusciamo ad affrontare. Se pensassimo a queste applicazioni, parte degli investimenti nelle reti si pagherebbe rapidamente ed inoltre avremo un dividendo economico e sociale straordinario come energy saving e come impatto ambientale. Ci sono già analisi che mostrano gli effetti straordinari degli investimenti digitali sulla bolletta energetica del paese. Poi, potremmo anche pensare di recuperare tecnologia ed attività industriali. Anche su questo tema sarebbe bello avere contributi su la-rete.net
- le politiche regolatorie dovrebbero essere di tipo orizzontale, ed avere come riferimento la consumer protection, la privacy e la security, ma anche favorire gli investimenti. In realtà si è anche sottolineato che Internet è una tecnologia in divenire imprevedibile e quindi occorre fare molta attenzione perché tutte le regolamentazioni sono alla rincorsa della tecnologia che cambia ogni giorno e quindi tendono a rispondere male ed in ritardo. Questo argomento dovrebbe riguardare in particolare il nostro paese che si barrica dietro immensi divieti e barriere regolatorie che rischiano al contrario di strangolare la concorrenza e gli investimenti. Prendiamo esempio da paesi come la Svezia dove la regolamentazione è proactive e flessibile e dove le politiche di regolamentazione sono al servizio delle politiche industriali e non viceversa. Parliamone senza teorizzare.
- l’attenzione al ruolo centrale dei mobility devices per la diffusione di Internet soprattutto nei paesi emergenti. La diffusione dell’Iphone ha aperto nuove prospettive nel rapporto sempre più dinamico tra reti e devices di accesso in mobilità (Apple vs Telcos, chi decide ?). Un altro interessante argomento da dibattere su come orientare gli investimenti.
- ed anche la difesa dei principi di net neutrality per tutelare gli interessi degli utenti ed evitare il rischio di reti chiuse e di un freno all’innovazione. E’ un tema caro a Lawrence Lessig che ha lamentato la scarsa conoscenza da parte dei policy makers della vera essenza di Internet quale immensa rete di utenti “paritari”. Infatti, il Web 2.0, qualora sia considerato dai nostri politici, è visto come pirataggio di files muisicali o video da parte di smanettoni da condannare o il luogo dei siti porno. Da un lato Google sta divenendo sempre più protagonista, ricreando walled gardens e dall’altro gli utenti paritari ed i cosidetti nativi digitali stanno cominciando a trasformare le organizzazioni, i modelli di business e forse anche le forme di democrazia partecipativa. In fondo, net neutrality significa capire che il contesto sta rapidamente cambiando ed occorre pensare a nuovi modelli, abbandonando vecchie legacy.
E’ circolata anche la proposta di portare i temi di Internet al WTO per un nuovo round di negoziati a livello mondiale, ma, tenuto conto della debolezza dei negoziati multinazionali attorno al Doha Round, forse questo renderebbe ancora più complicato il contesto.
In conclusione, la Dichiarazione finale ha sottolineato l’esigenza di approcci orizzontali, broad-based e consumer oriented (consumer empowerment, openess e market friendly evironment per la convergenza di reti,devices, applicazioni e servizi), senza peraltro andare oltre a queste indicazioni di principio.
Internet continua ad essere un oggetto misterioso né il dibattito politico internazionale sembra interessato a porlo al centro della propria attenzione. E forse è meglio così, e cioè lasciare che la forza interna della rete e le spinte del mercato determinino il suo futuro.