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Programmi elettorali 2008 e ICMT

Bruno Lamborghini

06 apr 2008

Scorrendo i programmi elettorali dei due maggiori partiti, il Partito Democratico ed il Partito della Libertà, si sono cercati i riferimenti a politiche e programmi riguardanti le prospettive delle tecnologie ICMT in Italia. In sintesi, tali riferimenti vengono di seguito riportati in corsivo, come risultano dai singoli punti programmatici.

Le 12 azioni di governo del programma elettorale del Partito Democratico:

  1. finanza pubblica: “compiuta informatizzazione delle PA e unificazione degli uffici periferici dello stato centrale nei capoluoghi di provincia
  2. per un fisco amico dello sviluppo
  3. cittadini e imprese più sicure “Le reti senza fili a larga banda (WIFI, WIMAX) consentono una infinita possibilità di controllo del territorio…Le iniziative di videosorveglianza dei privati potrebbero avere convenienza a diventare un terminale interoperabile della rete, contribuendo alla sua espansione e ottenendo in cambio preziosi vantaggi
  4. diritto alla giustizia giusta “ realizzare rapidamente il processo telematico strettamente legato all’Ufficio per il processo, eliminando gli infiniti iter cartacei che assorbono risorse preziose per la loro gestione e archiviazione”…….” lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche, informatiche e telematiche è essenziale al fine di contrastare la criminalità organizzata e contro la pedofilia e la corruzione”
  5. ambientalismo del fare “Il diritto alla larga banda. L’effettiva possibilità di accesso alla rete a larga banda deve diventare un diritto riconosciuto a tutti i cittadini e a tutte le imprese, su tutto il territorio nazionale in ogni comune, esattamente come avviene per il servizio idrico e energetico, Nelle grandi città in particolare è possibile e necessario realizzare reti senza fili a larga banda (WiFi e WIMAX) per creare un ambiente disponibile alla gestione di nuovi servizi collettivi
  6. stato sociale, più eguaglianza e più sostegno alla famiglia “E’ indispensabile una forte innovazione di sistema. Ad esempio con la telemedicina un grande programma di diffusione di tecnologie in grado di far dialogare il cittadino con le strutture e con i professionisti, da casa, facendo muovere le informazioni invece dei pazienti. Si devono far dialogare i professionisti per raggiungere efficacia ed efficienza nelle prestazioni fornite, valorizzando la medicina di base come serio e reale filtro verso le prestazioni ospedaliere”
  7. cultura, scuola, università e ricerca, più autonomia per l’equità e l’eccellenza “più ore di matematica … accrescere le competenze matematiche e scientifiche … anche attraverso un ampliamento delle ore di insegnamento e un programma straordinario di reclutamento di insegnanti… ed ampliare gli spazi di apprendimento dell’inglese”…… “creazione di campus della scuola dell’obbligo….dalla formazione di piccole orchestre… alla alfabetizzazione tecnologica della cittadinanza ed all’accesso ai nuovi servizi di e-government creando anche le condizioni di scambio tra le diverse generazioni (ad es. impegnando i ragazzi a educare i nonni all’uso di internet). Cento di questi campus dovranno essere pronti per il 2010”………” Progettazione e realizzazione di una grande università telematica pubblica”…………” Convergenti politiche dal lato dell’offerta e della domanda di ricerca puntando sulla modernizzazione di grandi servizi pubblici (infomobilità, energia sostenibile, beni culturali, aerospazio, e-government, infrastrutture)”
  8. imprese più forti per competere meglio “Per le PMI sostenere processi di collaborazione industriale per la realizzazione di reti di imprese in grado di valorizzare lo straordinario patrimonio di vitalità imprenditoriale e di affrontare i necessari processi di innovazione tecnologica e internazionalizzazione”………….” semplificare la vita a cittadini e imprese. Obbligo per le amministrazioni dello stato di mettere on line i documenti e certificati che potrebbero essere richiesti da altre amministrazioni”.
  9. concorrenza produce crescita
  10. sud e mediterraneo
  11. democrazia governante
  12. oltre il duopolio, la TV dell’era digitale “Tv digitale: superamento del duopolio, regime frequenze in base ai principi della normativa europea, nuove regole per RAI attraverso Fondazione che ridefinisca missione per multimedialità e multipiattaforme , per i contenuti TV destinare il 2% del fatturato pubblicitario televisivo al finanziamento di produzioni di qualità (Fondo di 100 milioni Euro”).

I 10 punti del programma elettorale del Partito della Libertà:

  1. istituzioni piu’ snelle, efficaci, capaci di evolversi e controllabili dal cittadino
  2. una migliore qualità della macchina pubblica: “adozione per le reti informatiche delle Amministrazioni Pubbliche di programmi liberi (i cosidetti Open Source)”
  3. riforma della giustizia nel segno della legalità e della migliore garanzia del diritto e della sicurezza
  4. disponibilità energetica, diversificata (nucleare e rinnovabili) per rispettare l’ambiente e ridurre la dipendenza dall‘estero
  5. liberalizzare la cornice normativa di imprese e lavoro, anche a garanzia della funzione pubblica e delle grandi infrastrutture “destinare una parte più ampia possibile delle frequenze che la Difesa ha liberato all’utilizzo della tecnologia WIMAX per garantire a tutti i cittadini l’accesso a basso costo ai sistemi di comunicazione avanzata”…..”ripensamento profondo della funzione del sistema pubblico radiotelevisivo che punti sulla qualità e sul ruolo educativo sottraendosi alla logica delle tv commerciali a spese dei contribuenti”
  6. immigrazione, una opportunità da cogliere in un quadro di diritto e di equilibrio sociale
  7. scuola, università di eccellenza e rilancio della ricerca
  8. risanamento dei conti pubblici con tagli strutturali alla spesa ed emersione di tutta la base imponibile riducendo le aliquote
  9. laicità delle istituzioni come base della società libera e del progresso , come contrasto efficace alla sfida dei fondamentalismi
  10. Europa forte e federata, alleata degli Stati Uniti. autonoma sullo scacchiere internazionale ed in campo militare.

Entrambi i programmi non sembrano sufficientemente considerare il ruolo determinante che la diffusione intelligente e mirata delle tecnologie e delle reti digitali ha per la modernizzazione ed il rilancio economico sociale del nostro paese, così come sta avvenendo in altre realtà europee ed internazionali. Dalle analisi di EITO e di Assinform, come anche sottolineato in un precedente articolo su la-rete.net, appare evidente e preoccupante l’anomalia italiana ed il suo peggioramento con riferimento alle competenze IT (software e IT services) della domanda e dell’offerta, alla più efficace integrazione di tecnologie informatiche con le reti di telecomunicazione e televisive per lo sviluppo di nuovi servizi a valore aggiunto, di nuovi contenuti digitali, alla carenza di grandi progetti (leading edge projects) nel campo delle reti della sanità, della giustizia, della scuola, del turismo, della sicurezza, della logistica su cui oggi nel mercato globale si gioca il vantaggio competitivo dei paesi e delle imprese che vi operano.
Gli scarsi e generici riferimenti a questi grandi temi non evidenziano sufficientemente questa esigenza fondamentale, così come l’esigenza di un ripensamento del sistema educativo basato sulla costruzione di nuove competenze adeguate allo scenario digitale (il riferimento alla realizzazione di una grande università telematica pubblica non sembra essere una risposta ed anzi apre a molte perplessità).

Sarebbe opportuno che su la-rete.net si sviluppasse un dibattito elettorale su questi specifici temi, attualmente purtroppo molto carente.

Raffaele Barberio - 08 apr 2008
Deve essere proprio vero: l’innovazione non porta voti. Il problema è che porta sviluppo al Paese. I dati della Commissione europea dicono che dal 2000 al 2004 il 50% degli incrementi di produttività è stato ottenuto dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Di questo non sembrano tener conto i due principali partiti che chiedono il nostro voto alle prossime elezioni. Le loro proposte sembrano la somma algebrica di singole iniziative verticali, piuttosto che l’azione coerente di un unico disegno di sviluppo. I temi dell’ICT e dei media sono trattati con superficialità, con qualche strumentalismo e con quel pizzico d’ignoranza che ci fa pensare quanto ci sia ancora molto da fare. Innanzitutto per noi. Speriamo bene.


Giancarlo Capitani - 07 apr 2008
Le politiche pubbliche a sostegno dell'innovazione e dell'ICT in Italia sono sempre state caratterizzate nelle passate legislature da finanziamenti e incentivi sparsi e eterogenei, ovvero non riconducibili ad un disegno organico che li rendesse tra loro sinergici, in modo da generare effetti positivi sul sistema Paese. Stupisce constatare come,non solo l'innovazione e l'ICT come suo principale strumento abilitante non siano nell'elenco delle azioni di governo prioritarie delle due principali coalizioni, ma stupisce ancor di più il carattere eterogeneo e poco sistemico degli interventi che vengono indicati. Stiamo, cioè, assistendo ad una replica di un antico vizio. Bisognerebbe, al contrario, che il prossimo Governo desse vita a pochi grandi progetti Paese ( sanità, trasporti, sicurezza, logistica ) e finalizzasse alla loro realizzazione tutte le politiche a sostegno dell'innovazione e l'ICT in base ad un disegno organico e a obiettivi sostenibili e misurabili.


Giorgio De Michelis - 07 apr 2008
Non si può che concordare con i commenti che mi precedono, riguardo alla genericità delle proposte dei due programmi. Vorrei aggiungere una nota che spiega perché questa genericità è, nel nostro paese, più pericolosa e dannosa che altrove. La situazione dell’informatica in Italia è gravemente carente da tutti i punti di vista (diversa è la situazione delle TLC, che meriterebbero una analisi articolata): è catatonica l’industria nazionale, manca una domanda di servizi di qualità da parte degli utenti, le multinazionali si limitano a cercare di istallare commodities ovunque (le famose soluzioni che propongono ai loro clienti), la ricerca è generalmente episodica e latitano i centri di eccellenza con competenze riconosciute sul piano internazionale. Naturalmente questo quadro disastroso non è uniforme: esistono punti di eccellenza anche importanti che lo contraddicono localmente. Quello che conta è che proprio perché ci sono pochi punti di eccellenza, qualunque politica dovrebbe darsi l’obiettivo di riconoscerli e di concentrare su di essi e attorno ad essi gli investimenti (o almeno una parte di essi). Ma questo non è certo possibile se le proposte sono generiche e non disegnate su una conoscenza di prima mano dell’informatica Italiana.


Mauro Buratti - 03 apr 2008
In Italia consideriamo strategici alcuni asset quali autostrade e ferrovie. E anche per sviluppare quelli sono sempre guai. Quando passeremo a considerare la e-inclusion quale asset strategico forse succedera' qualcosa di concreto e di lungo termine. La sparo grossa: 5 anni da oggi ? Nel frattempo sara' sempre una lotta all'ultimo euro ... oppure terreno di (virtuosa) conquista per i pochi volenterosi che, con il proprio impegno, tentano di far invertire la rotta al Paese.


Francesco Sacco - 02 apr 2008
Guardando le due proposte affiancate balza all'occhio che sono spunti episodici e molto generici, soprattutto quelli del centro-destra, se visti nella prospettiva dell'arretratezza ormai inaccettabile del Paese. Non è certo l'attenzione dedicata al tema dal rapporto Attali. Interventi episodici potrebbero servire, ma non in Italia, perchè finirebbero ad alimentare la burocrazia già esistente e intenzioni ancora più generiche, risolvendosi in un nulla di fatto. L'impressione di fondo che se ne ricava è che nessuno dei due schieramenti ha una visione del futuro per un'Italia più moderna e le proposte sono un "obolo" pagato alla necessità di essere moderni. Aggiungerei, poi che la proposta dell'università telematica potrebbe risolversi - come concretamente sussiste già il pericolo - nel creare corsie preferenziali per chi vuole laurearsi con poco sforzo. Finché la laurea ha valore legale questo è un problema difficilmente evitabile.


Sandro Frova - 02 apr 2008
E' stata ormai ampiamente accertata la correlazione diretta fra crescita dell'ICT e sviluppo economico; così come è dimostrato che il differenziale di produttività e di crescita fra USA, Europa ed Italia trova nell'IT (e nelle "sottostanti" TLC) una facile ed importante spiegazione. I due programmi elettorali propongono alcuni importanti e condivisibili obiettivi, ma tralasciano completamente i temi degli strumenti, del finanziamento e della fiscalità di nuove iniziative, delle priorità in condizioni di (sicura).scarsità di risorse finanziarie disponibili: insomma, dove sta l'action plan a supporto di pur belle dichiarazioni? Quanto alla "Università telematica pubblica", mi sembra che l'esperienza passata non sia servita proprio a nulla ...


Maurizio Dècina - 02 apr 2008
Le citazioni tratte dai due programmi elettorali sono condivisibili, ma sono largamente scorrelate tra loro, affrontano soltanto alcuni aspetti della diffusione delle tecnologie ICMT, e sono in definitiva insufficienti a delineare una politica economica del Paese in favore dello sviluppo delle tecnologie e dei servizi ICMT. Ricordo qui che, ad esempio, il Governo giapponese stima in circa 1.500 miliardi di dollari il prodotto interno lordo aggiuntivo generato a fronte di investimenti di circa 50 miliardi dollari per una rete di nuova generazione con fibre ottiche fino al 100% delle abitazioni. Dato che gli enormi benefici sono diffusi a pioggia nel paese, mentre i ritorni per l’operatore telefonico ex monopolista sono inadeguati, il Governo giapponese ha messo in campo prestiti a basso tasso e significative deduzioni fiscali per gli investimenti infrastrutturali. Il tutto per incentivare ogni sforzo verso l'obiettivo di un nuovo ciclo economico.


Augusto Preta - 02 apr 2008
I due programmi affrontano un tema chiave quale quello del servizio pubblico radio-televisivo attraverso proposte distinte e per certi versi contrapposte, ma che non affrontano a mio avviso il vero problema: il declino inesorabile della Rai. Mentre nel programma del PD si fa riferimento a un duopolio che non esiste più, in quello del PDL si prospetta un ulteriore ridimensionamento, rispetto a ciò che è ormai sotto gli occhi di tutti, ma giustificato in nome della qualità e della diversità. Ho l'impressione che il problema della Rai, e della televisione in Italia nel suo complesso, sia molto più complicato e difficile da affrontare, e a maggior ragione da risolvere, delle improbabili e generiche soluzioni che vengono proposte dai due schieramenti.


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