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Software, servizi di informatica e di telecomunicazione: sistema Italia sempre più ai margini del mercato mondiale

Sergio Mariotti e Marco Mutinelli

27 mag 2008

Nel mercato globale, l’internazionalizzazione di un sistema industriale è sempre più espressione della sua capacità di competere e, contemporaneamente, presupposto per la sua crescita. Nel campo dell’industria manifatturiera delle ICT, il sistema industriale italiano è da tempo in ritirata, ammesso che sia mai stato in grado di combattere battaglie nello scenario oligopolistico mondiale. Ma come vanno le cose sul fronte dei servizi software, di informatica e delle telecomunicazioni? Purtroppo il quadro che ci consegna l’indagine ricorrente condotta presso il Politecnico sullo stato dell’internazionalizzazione del nostro Paese non è confortante.
Sul fronte della presenza all’estero, le nostre imprese si  sono distinte soprattutto per una accentuata fase di disinvestimenti e razionalizzazioni che hanno fortemente contratto la consistenza delle partecipazione detenute in imprese fuori dai nostri confini nazionali. Come mostra la figura 1, gli addetti all’estero in società partecipate da imprese italiane si è più che dimezzata tra l’inizio del 2001 e del 2007: da oltre 82mila dipendenti a poco più di 36mila. Protagonista di questa negativa evoluzione in primo luogo Telecom, con la sua lunga serie di dismissioni estere, seguita da Tiscali, che ha drasticamente ridotto le sue attività internazionali negli ultimi anni.
Non sempre i disinvestimenti sono in chiave aziendale un segno negativo, quando sono il frutto di efficaci processi di focalizzazione, ma indubbiamente essi segnalano precedenti insufficienze strategiche e producono un ridimensionamento complessivo della proiezione internazionale del Paese di appartenenza. D’altro canto, come si può intuire dai dati, la forte contrazione nella presenza all’estero delle imprese di telecomunicazione non è stata in alcun modo compensata dalle imprese italiane di software e dei servizi informatici, spesso troppo piccole per intraprendere con successo una crescita all’estero di una certa consistenza.

Figura 1
Numero di dipendenti delle imprese estere partecipate da imprese italiane nei settori dei servizi ICT, 1.1.2001 – 1.1.2007

Fonte: elaborazioni su banca dati Reprint, Politecnico di Milano – ICE.

Altrettanto poco lusinghiero è l’andamento delle partecipazioni estere nel nostro paese, che appare così assai poco attrattivo, comparativamente ad altre alternative localizzative. In questo caso, la figura 2 mostra come l’andamento tra il 2001 e il 2007 sia stato oscillante, ma con l’esito di una sostanziale invarianza del dato degli occupati in imprese italiane partecipate da investitori esteri, attorno a meno di 78mila unità. Peraltro il successivo ingresso della spagnola Telefonica in Telecom Italia non può certo essere considerato un segnale particolarmente positivo per il Paese.
In questo caso, è stato soprattutto il comparto del software e dei servizi di informatica a fare registrare i maggiori disinvestimenti, con l’effetto di una riduzione netta di circa 4mila addetti nelle imprese partecipate dall’estero nel corso del periodo considerato, che occupano alla fine del periodo poco meno di 52mila addetti. Tra i disinvestimenti più significativi degli ultimi anni, quelli di Atos Origin, Getronics e Bull.
Emerge così  un quadro assai preoccupante, che solleva più di un interrogativo circa le prospettive di sviluppo del settore italiano delle ICT e richiede un dibattito, già avviato su la-rete.net, sulle azioni e le cure più efficaci per risollevarne i destini.

 

Figura 2
Numero di dipendenti delle imprese italiane partecipate da IMN nel settore ICT, 1.1.2001 – 1.1.2007

Fonte: elaborazioni su banca dati Reprint, Politecnico di Milano – ICE.

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