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Il Dividendo Digitale in Italia: efficienza e flessibilità  nell'uso dello spettro

Antonio Sassano

23 ott 2008

Lo spettro frequenziale è unanimemente riconosciuto come risorsa scarsa e di altissimo valore economico. Anche la competizione sul suo controllo non è un fatto nuovo e l’utilizzo della sua scarsità a fini competitivi ha già avuto sensibili effetti sugli assetti del mercato. Si pensi, ad esempio, al ruolo della carenza di frequenze nello scenario televisivo analogico. 
Fino ad ora però non era mai accaduto che lo spettro elettro-magnetico fosse il teatro principale di una feroce competizione tra operatori di mercati distinti in rapidissima convergenza. Stiamo parlando della televisione e la banda larga wireless, in competizione per ilcontrollo delle frequenze più preziose attualmente disponibili: lo “sweetspot” costituito dalle frequenze della Banda UHF.
Si tratta delle frequenze che costituiscono il dividendo del processo di ristrutturazione della banda televisiva innescato dallo “switch-off” analogico. Un dividendo digitale costituito dalle frequenze lasciate libere dalle trasmissioni televisive analogiche e che garantiscono la massima copertura e penetrazione negli edifici senza porre vincoli sulle antenne dei ricevitori e limitando l’interferenza causata a grandi distanze.
L’elemento interessante della competizione tra televisione e banda larga wireless è che non si tratta di una competizione tra servizi diversi o fra tecnologie diverse. Servizi e tecnologie, al contrario, sono fortemente convergenti. La televisione è divenuta mobile e si sta trasferendo su Internet mentre la banda larga wireless consente la fruizione “anytime and anywhere” dell’intrattenimento del Web. L’aspetto interessante è che la convergenza avviene anche più in profondità, sulla infrastruttura tecnologica. Infatti, sia il DVB che il WiMax e la Long Term Evolution della terza generazione sono basate sulla comune tecnologia OFDM.
Ciò che da corpo alla competizione è invece lo specifico contesto di mercato. Gli operatori mobili e i broadcaster sono impegnati in una competizione basata sulle infrastrutture e sui contenuti e, dunque, hanno bisogno delle frequenze migliori per ridurre i costi. I broadcaster sono anche impegnati in una competizione sulla qualità delle immagini e sul modello “pay per view” con gli operatori satellitari e per questo hanno bisogno di spettro per moltiplicare l’offerta e poter avviare le trasmissioni in alta definizione.
Gli operatori mobili, invece, sono alla vigilia di una possibile migrazione delle reti di terza generazione nella banda 900 MHz e avrebbero bisogno di una rapida definizione delle regole d’uso della banda 790-862MHZ UHF (canali 61-69, vicini alla banda 900 MHz). Infine gli operatori nuovi entranti chiedono con forza le risorse frequenziali indispensabili per abbassare le barriere all’ingresso nei due mercati.
Per questi motivi le decisioni sull’entità e sulle modalità di utilizzo del dividendo digitale sono state oggetto di intenso dibattito alla Conferenza Mondiale della ITU (WRC-07), tenutasi a Ginevra nel Novembre 2007.
La WRC-07 ha deliberato che entro il 2015, in Europa, i canali dal 61 al 69 della banda UHF dovranno essere destinati ai servizi che appartengono alla famiglia IMT (WiMax e LTE tra gli altri) e che, fino a quella data, i canali potranno essere impiegati sia per i servizi televisivi che per quelli della famiglia IMT, su base co-primaria.  Questo vuol dire che fino al 2015 (anno limite per lo “switch-off” televisivo stabilito dalla Conferenza di Ginevra del 2006) la decisione sull’assegnazione dei 9 canali della banda alta UHF ai servizi IMT è stata lasciata ai Governi e al ruolo di coordinamento della Commissione Europea. Ovviamente, la disponibilità di tutti o di alcuni dei 9 canali è condizionata al completamento, anche locale, del processo di “switch-over” e al raggiungimento di accordi bilaterali  di coordinamento internazionale.

La questione centrale è dunque quella di definire il processo che dovrà condurre alla liberazione dello spettro e al coordinamento di utilizzazioni diverse della banda UHF nei vari Paesi dell’Unione. 

Nel Regno Unito, nello scorso mese di Agosto si è conclusa la prima consultazione pubblica OFCOM sull’assegnazione della porzione di spettro elettromagnetico liberato dallo “switch-off”. La scelta che l’OFCOM ha sottoposto a consultazione prevede:

  1. la realizzazione di 6 multiplex televisivi in modalità multi-frequenza (4-5 canali diversi per realizzare un singolo multiplex nazionale);
  2. la liberazione completa di 128 MHz (16 canali), da assegnare in modo tecnologicamente neutrale con una procedura di asta combinatoria. Tra questi, i canali da 63 a 68 prenotati dalla WRC07 per i servizi IMT.
  3. L’assegnazione dei canali 61 e 62 su base geografica: alla televisione digitale terrestre in alcune zone del Paese e ad altri usi (televisione locale,apparati a bassa potenza,”broadband”) in aree di servizio non interferite dagli impianti televisivi (“white spaces”).

Dunque, l’OFCOM ha proposto di utilizzare per la televisione digitale terrestre due dei canali destinati ai servizi IMT dalla WRC-07 (il 61 e il 62) e di liberare e mettere all’asta gli altri 6 canali. Il disegno è chiaro: per il regolatore inglese dovrà essere il mercato a decidere l’uso finale dello spettro liberato. La decisione è però compatibile con la decisione WRC e con l’orientamento della Commissione Europea, favorevole ad un uso esclusivo dei canali dal 61 al 69 da parte dei servizi IMT.

In Francia le 7 raccomandazioni che la Commissione del Dividendo Digitale al Primo Ministro del 28 Luglio 2008 (si veda il contributo di A. Pedroia) delineano una strategia parzialmente diversa da quella inglese. Le indicazioni principali della Commissione sono state le seguenti:

  1. I multiplex televisivi saranno 13 (11 destinati alla ricezione fissa e 2 a quella mobile). A questi multiplex saranno destinati i 40 canali da 21 a 60 (Banda UHF). Le reti, come in Inghilterra, saranno multifrequenza  e con caratteristiche uniformi di copertura.
  2. I 9 canali 61-69 dovranno essere destinati ai servizi IMT come previsto dalla WRC-07. Inoltre la Francia si dovrà impegnare a sostenere nelle sedi europee l’armonizzazione dell’uso di questa porzione di spettro.
  3. Viene suggerito al Primo Ministro di affidare all’Agenzia delle Frequenze il compito di negoziare con i paesi vicini una “densificazione” dello spettro alle frontiere allo scopo di ottimizzare il Piano di Ginevra 2006.

La Francia, dunque, ha scelto di definire a priori la partizione dello spettro tra servizi televisivi e servizi IMT e di non affidare ad un’asta tecnologicamente neutra l’assegnazione dei diritti d’uso. L’obiettivo è quello di utilizzare in modo intensivo lo spettro massimizzando l’uso delle risorse frequenziali attraverso una flessibile implementazione dei coordinamenti internazionali.

E l’Italia?
L’Italia ha dovuto pianificare la sua transizione analogico-digitale a partire da una situazione dell’uso dello spettro particolarmente caotica. Decenni di evoluzione non pianificata hanno creato un “equilibrio interferenziale” che ha consentito la sopravvivenza di centinaia di emittenti locali e decine di emittenti nazionali. Ovviamente a spese della qualità del servizio.
Nel nostro Paese è assolutamente naturale una differenza di qualità di copertura e ricezione tra le varie emittenti nazionali e un netto “gap di qualità di ricezione” tra le emittenti nazionali e la media delle emittenti locali. Si tratta di una situazione impensabile nel Regno Unito, in Francia e in ogni altro paese europeo. Questo scenario è stato anche oggetto di interventi normativi come la Legge 66/2001 e la Legge Gasparri che hanno cristallizzato la configurazione di equilibrio e reso impossibile ogni tentativo di pianificazione. Infine il “trading” delle frequenze, introdotto dalla legge 66/2001, ha definitivamente radicato la convinzione (erronea) che le frequenze di esercizio fossero di “proprietà” degli operatori.
In questo quadro estremamente complesso, il progetto della transizione dalla tecnologia analogica a quella digitale nelle trasmissioni terrestri ha dovuto inevitabilmente adattarsi allo scenario di fatto. Le scelte strategiche di Ministero delle Comunicazioni e AGCOM sono dunque state diverse da quelle di Regno Unito e Francia (la Germania ha una strategia simile a quella francese). Vediamole:

  1. I multiplex televisivi digitali italiani saranno realizzati, di norma, in modalità SFN (singola frequenza). Ovvero, a ciascun multiplex sarà assegnata una sola frequenza, da utilizzarsi su tutti gli impianti.  Si tratta della modalità più intensiva possibile di uso dello spettro. Inevitabile nel nostro Paese per assicurare il massimo di continuità alle centinaia di emittenti analogiche e digitali  in servizio.
  2. Nel febbraio del 2008, AGCOM e Ministero hanno avviato Il coordinamento internazionale con l’obiettivo strategico di utilizzare nel modo più intensivo possibile le frequenze anche nelle zone esposte all’interferenza dei paesi limitrofi. Questa impostazione ha recentemente trovato l’accordo della Francia, coerentemente alle raccomandazioni al Primo Ministro del luglio scorso.
  3. I canali della banda 61-69 non sono stati riservati ai servizi IMT ma utilizzati per le trasmissioni televisive dove le protezioni garantite dall’accordo di Ginevra del 2006 consentivano la realizzazione di multiplex digitali terrestri di buona estensione.

Queste scelte hanno consentito, in Sardegna, di realizzare 21 multiplex nazionali e 20 locali utilizzando 38 frequenze. La Rai ha utilizzato 4 frequenze per la rete di Servizio Pubblico mentre alcune frequenze sono state riutilizzate da reti sub-regionali diverse in zone diverse della Sardegna.  Tutti gli altri operatori  hanno realizzato multiplex SFN (un multiplex - una frequenza).
In questo modo 17 frequenze (delle 55 totali disponibili nella banda televisiva) sono tornate nella disponibilità del Ministero. Due di queste, con ottime caratteristiche di copertura, sono state destinate a due nuovi entranti  mentre una, il canale 12, sarà utilizzato per la radiofonia digitale in accordo con il Piano di Ginevra 2006. Il 31 ottobre, al termine della transizione, i rimanenti 14 canali saranno spenti in tutta la Sardegna. Si tratta di canali “critici”, utilizzati dai paesi limitrofi in regioni vicine alla Sardegna.
Questi canali sono il nostro dividendo digitale a breve termine. E’ infatti su questi canali che nella fase di transizione, quando l’Italia dovrà necessariamente dare la priorità alla continuità del servizio degli attuali “broadcaster” analogici e digitali, potrebbe essere possibile un utilizzo coordinato dei “white spaces” delle frequenze utilizzate oltre frontiera.
Ad esempio, sui canali che la Francia utilizzerà per il collegamento dalla stazione radio-base all’apparato utente nelle applicazioni IMT (“downlink”) l’Italia potrebbe realizzare reti digitali terrestri. Viceversa, sui canali utilizzati nel Nord della Corsica per la televisione digitale, l’Italia potrebbe realizzare, a Cagliari,  reti a larga banda “wireless”.
Ma quanto è realistica questa strategia di “densificazione” dell’uso dello spettro alle frontiere? Due brevi osservazioni in proposito: La prima è che questa soluzione è auspicata dalla relazione al Primo Ministro francese del 28 luglio. Dunque, almeno sul versante francese (per noi molto importante) esiste un’oggettiva convergenza di strategie di coordinamento.
La seconda osservazione è di carattere tecnico. La strategia appena indicata ha bisogno, per funzionare, di una maggior flessibilità di posizionamento nello spettro dei canali destinati ai servizi IMT. Dovrà essere infatti,  tecnicamente possibile sistemare i canali per i servizi IMT (“uplink” e “downlink”) ovunque nello spettro e si dovrà evitare, almeno durante la transizione, la rigidità dello schema francese che intende utilizzare gli stessi canali, in tutta Europa, per le bande di “uplink” e “downlink”. Ma questo è esattamente quello che si apprestano a fare gli inglesi, mettendo a gara per i servizi IMT canali diversi da quelli della bada 61-69 prevista dalla WRC-07.
Dunque, le scelte finora compiute dall’Italia lasciano aperta, anche nel breve periodo, una possibile strategia per il dividendo digitale  che prenda il meglio dalle due esperienze:

  1. Ottimizzazione (e “densificazione”) dell’uso dello spettro alle frontiere attraverso un’intensa attività di coordinamento internazionale, per andare oltre le limitazioni del Piano di Ginevra del 2006 (alla francese);
  2. Sperimentazione nelle aree “all digital” (ad esempio in Sardegna) di un uso flessibile dello spettro, con i servizi IMT allocati anche fuori dalla banda prevista dalla WRC-07 (all’inglese).

Per il lungo periodo molto (o forse tutto) dipenderà dalla risposta degli utenti all’introduzione dei servizi IMT e dalla disponibilità di apparati riceventi capaci di sintonizzarsi su una larga porzione della banda UHF. Credo sia importante osservare, tuttavia, che anche nell’ipotesi che il mercato (operatori e produttori di apparati) punti su uno sviluppo dei servizi IMT nei soli canali UHF 61-69, la scelta italiana per le reti SFN si rivelerà molto utile per facilitare un eventuale re-farming della banda UHF nel 2015 con lo spostamento di tutti i servizi IMT nella banda prevista dalla WRC-07.

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massimo micucci - 16 nov 2008
http://joi.ito.com/weblog/2008/11/15/susan-crawford-1.html qui Joi Ito da notizia che i due nuovi responsabili per la FCC Transition sono Susan Crawford e Kevin Werbach, sostenitori (mi risulta) dell'unlicensing degli white spaces...conta anche quanto fanno gli States o no ? Qualche esperto vuole dire la sua su questo ?


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