Il mercato delle TLC, sembra non volersi rassegnare all’evidenza. Nulla è come prima, né lo sarà più, anche se è molto diffusa una certa tendenza a non accettare l’evidenza. E, come spesso accade, le complesse dinamiche sociali ed economiche tendono a deformare il nuovo per tentare, invano, di riforgiarlo su schemi conosciuti. Sia chiaro, non è un problema di complotti.
La prima vittima di questo processo di trasformazione è stato il mondo dell’informatica, un ecosistema tecno-economico che aveva una breve tradizione ed era stabile da relativamente poco tempo circa dagli anni ‘70). A ruota è stato coinvolto quello delle telecomunicazioni che alle spalle aveva una più lunga e stabile storia. Non meraviglia quindi se, analizzando le strutture organizzative degli operatori moderni, le vestigia del mondo della telefonia siano ancora ben individuabili e tutt’altro che sepolte.
Non sostengo nulla di nuovo se metto in evidenza che, in questi ultimi anni, gli “operatori” tentando invano di trovare nuove applicazioni, oltre la telefonia, che li proteggano dal declino dei margini sulla telefonia e della “cultura del traffico”. L’unica alternativa è stata quella di fornire accesso ai service provider esterni (accesso broadband) contraddicendo di fatto la possibilità di generare un mercato interno dei servizi. Stessa strada stanno percorrendo, e con la stessa ostinazione, gli operatori mobili.
Gli operatori sono quindi sottoposti a degli stress di taglio che mettono in evidenza il limite del modello adottato negli ultimi 50 anni e che tendono a separarne le parti fondanti. Possiamo distinguere tre componenti di business: i servizi di trasporto dell’informazione, i servizi applicativi (come la voce, o i social site) e i servizi di relazione commerciale con il cliente, che all’interno della attuale assetto industriale dell’operatore tendono a “respingersi”1 a causa della loro divergenza di obiettivi di business e delle necessità interne all’organizzazione. Tali forze di “taglio” trovano generalmente una reazione verticalizzatrice molto forte ma dispendiosa, che cerca di mantenere l’unita organizzativa e l’influenza “strategica dell’operatore” in modo da conchiudere all’interno del “giardino” il maggior numero di servizi, contenuti ed applicazioni.
Ma è realmente difendibile tale unità? C’è chi ci crede, e conseguentemente deve, per sostenere il teorema del modello verticale, uscire dalla territorialità del mercato domestico, cercando di aumentare massa. Altri cominciano più o meno timidamente a percorrere strade di apertura e di destrutturazione, per cogliere appieno le opportunità (tutte ancora da verificare ad onor del vero) di un mercato stratificato orizzontalmente e aperto.
Possiamo, allora, fare ipotesi su come si assesterà il sistema, almeno finché non si manifesti un nuovo elemento fortemente perturbante? Proviamo, senza porci limiti stringenti (la storia ci insegna che spesso non sono buone strategie predittive basate sulla prudenza ed il “pragmatismo”). Per spiegare meglio il concetto, provo a disegnare uno senario futuro delle TLC, necessariamente incompleto e volutamente provocatorio, partendo dalle sue 3 componenti di base.
La rete ed il trasporto
In futuro, qualunque apparato sarà connesso in rete attraverso una interfaccia wireless. Partendo da questo assioma discende il resto. Di base, non ha nessun significato tecnico parlare di distinzione tra rete fissa e mobile. La dicotomia esiste solo nei modelli organizzativi e finanziari. Dobbiamo immaginare una rete in fibra estremamente capillare le cui terminazioni non devono essere riferite alle abitazioni (come si fa di consueto nei modelli del “fisso”) ma alla densità di celle (e quindi di antenne) da distribuire nel continuum tridimensionale delle aree urbane. Il numero e la dislocazione delle celle dipenderà dalla necessità locale media di banda (una sorta di densità di bit/rate per metro cubo). La rete d’accesso in fibra, che permetterà tale proliferazione di celle, sarà fondamentalmente simmetrica e passiva, al limite, intrinsecamente passiva, in quanto costituita da sole fibre fino al primo apparato attivo. Questa configurazione perseguirà l’obiettivo della riduzione dei costi operativi di un’infrastruttura molto semplice, votata alla performance. L’aspetto più rilevante di tale configurazione è che l’operatore della rete di trasporto ritornerà a connettere direttamente l’apparato terminale (le reti wireless private saranno una ristretta minoranza) più o meno dotato di USIM, lasciando tale decisione al mercato dell’elettronica di consumo.
In sintesi, si tratta di una rete di trasporto con un grande core in fibra omogeneamente terminato da celle wireless, in maggioranza di piccolissime dimensioni, che permeando lo spazio, darà connessione a miliardi di apparati.
È piuttosto evidente che una struttura di rete come quella descritta tende a definire un mercato votato al consolidamento, nel quale è difficile scorgere convenienza alla competizione a livello infrastrutturale almeno nelle sue componenti passive.
Servizi ed applicazioni
Per quanto riguarda il mondo dei servizi, il quadro sarebbe esattamente antitetico. Una volta superato il modello dell’integrazione verticale si potrà permettere al modello Web di evolvere in tutte le sue sfaccettature. Esisterà una long tail dei servizi utilizzabili dal cliente in un continuo processo di ribollimento evolutivo. Una vera economia del consumo, dove accanto a prodotti di base (come la telefonia) si troverà ogni sorta di possibile applicazione. I servizi saranno forniti da una rete eterogenea e disomogenea (in termini di dimensioni) di “web service provider” e solo alcuni di questi forniranno servizi all’utente finale, mentre la maggior parte costituiranno l’humus per i “sub fornitori di componenti di servizio”.
Il motore principale dell’economia dei servizi sarà l’advertising. La presenza attiva dell’economia del free sarà quindi indirettamente alimentata e finanziata, dal mercato dei beni materiali 2. Riassumendo possiamo immaginare che, all’apice della catena “alimentare” delle remunerazioni e transazioni non monetizzabili della rete, ci saranno i proventi dell’advertising, mentre molto più raramente, come nicchie specifiche, i servizi saranno remunerati direttamente e comunque sempre più con modalità flat (come la telefonia di base).
Il rapporto con il cliente
Pensare che si possa dipingere uno scenario totalmente destrutturato che permei le necessità di comunicazione, accesso e di realizzazione dei contenuti digitali degli utilizzatori, sul modello attuale del web sarebbe un’ingenuità. La complessità e la frammentazione dell’offerta conseguente alla separazione dei mercati dei servizi di trasporto da quelli dei servizi applicativi, e l’univesalizzazione della piattaforma IP apre nuove frontiere alla gestione rapporto con l’utilizzatore (la parola consumatore è forviante in questo contesto perché molte persone si configureranno sempre più come co-fornitori di servizi e contenuti). La necessità di soddisfare bisogni “digitali” non sarà omogenea all’interno del mercato. La stratificazione di tali necessità porterà comunque, ad una certa standardizzazione ed aggregazione delle offerte per le fasce ampie della popolazione ed alla diversificazione dell’offerta per necessità specifiche (dalla fatturazione dei bundle di servizio, all’assistenza tecnica). L’intermediazione del rapporto tra fornitori di servizio e/o trasporto e persone continuerà ad essere quindi fondamentale ma con delle differenze legate soprattutto all’abbassamento delle barriere ed alla cessazione del rapporto in esclusiva con i clienti (similmente a quanto avviene per i beni materiali da parte della grande distribuzione).
Conclusioni
Il mondo delle TLC è in crisi? No, semplicemente è in crisi il suo modello regolamentare che in passato è stato rivolto soprattutto alla riduzione delle tariffe attraverso la replicazione dei modelli verticali. L’ipotesi di base che più alto è il numero degli attori verticali in competizione, maggiori sono i vantaggi per il sistema, si è rivelata poco efficiente nello stimolare lo sviluppo dell’industria dei servizi come evoluzione di quella delle TLC. Tanto che, dopo una prima fase, ormai al tramonto, di politiche chiusura, gli operatori verticalmente integrati cominciano ad abdicare le loro pretese di “bundle” rete/servizi, aprendo le porte ai Service Providers del Web, fino a quando i rapporti di forza saranno ribaltati e l’accesso alla rete unica (ovvero con le componenti fisse e mobile indistinte) sarà una pura “commodity”.
Accompagnare una tale trasformazione riducendone gli impatti sociali e permettendo ai paesi di sviluppare competitività (soprattutto a livello dei servizi) non è semplice, ma è un cammino necessario. Questo cammino non passa necessariamente per strade già percorse, ed ha bisogno, da un lato, di uno sviluppo lungimirante delle infrastrutture di rete che non si faccia rallentare dalle tentazioni “falsamente pragmatiche” di tecnologie ibride e di corto respiro, e dall’altro, sul fronte dei servizi applicativi e della gestione del cliente, di assicurare la presenza di un sistema (legato al territorio) capace sviluppare l’industria del software e delle idee.
1 In merito, qualche dettaglio in più è possibile trovarlo
qui.