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Open Access, analisi dei mercati e generazione di cassa: difficile trovare una bussola

Sandro Frova

07 mag 2008

Il Sole 24 Ore  del 26 aprile scorso pubblica una sintesi dei risultati 2007 delle imprese quotate a Piazza Affari, e fra esse ovviamente anche Telecom Italia. I ricavi del Gruppo sono stabili, pur se tale stabilità nasconde un miglioramento dei risultati internazionali ed un peggioramento di quelli domestici. Sempre a livello di gruppo, il cash flow rimane altissimo e stabile: 26,4% rispetto al 27,1% del 2006; il dato posiziona Telecom Italia in quella dozzina di imprese quotate (molte dell’energia) che possono vantare un cash flow superiore al 25%. Questo per dire:

  1. che se certamente il 2007 non può essere annoverato per TI, così come per buona parte delle TLC companies, come un anno migliore del 2006, altrettanto certamente non è stato un annus horribilis;
  2. che un cash flow superiore al 25% del fatturato è comunque un risultato da baciarsi i gomiti.

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Questo cappello mi serve ad introdurre una brevissima considerazione sulla stallo apparente della vicenda dell’accesso (o “separazione”, o NGN, chiamiamola come vogliamo) e sul silenzio relativo alle “nuove” analisi dei mercati.

Parto dal secondo punto. Le “vecchie” analisi dei mercati devono essere valutate nella loro performance istituzionale/regolatoria, ovvero nelle indicazioni che hanno dato e nelle conseguenze che hanno portato: ebbene, ricordo che in tutti i mercati Telecom Italia ha evidenziato un significativo potere di mercato e che tale fatto ha motivato gli interventi dell’AGCOM  sia a livello wholesale che a livello retail.  Le “nuove” analisi dei mercati dovranno, appunto, verificare l’effetto dei rimedi.

Vengo ora al primo aspetto, ovvero al tema dell’accesso. Per chi vede le cose dall’esterno, il silenzio sceso sulla vicenda di Open Access, ovvero la nuova area creata con la ristrutturazione organizzativa interna di Telecom Italia, pare poco comprensibile. Ad Open Access erano state dedicate paginate di giornali, in una sorta di abbaglio collettivo. In realtà non solo Telecom Italia si è dimostrata poi –nelle sue esternazioni- decisamente prudente su Open Access, ma le stesse dichiarazioni successive dell’Authority fanno intuire che, più che parole, dalle parti dell’AGCOM ci si aspettino dei fatti.

I due punti  precedenti devono peraltro essere letti insieme, e questa è una considerazione che pare sfuggire a molti: la prossima (?) chiusura della consultazione su separazione/NGN dovrebbe a mio modo di vedere essere accompagnata da una contemporanea chiusura (o almeno da una sorta di preconsuntivo) delle revisioni delle analisi dei mercati; e questo, se non altro, per il banale motivo che la definizione delle condizioni di accesso viene normalmente collegata –nelle dichiarazioni di Telecom Italia- al rilascio dei vincoli retail. Ma tale rilascio, a buon senso, dovrebbe avere un minimo di conforto dai dati, ovvero dalla verifica degli eventuali buoni risultati dell’enforcement dato da AGCOM alle “vecchie” analisi di mercato. Altrimenti che senso avevano? Né gli orientamenti comunitari pro-futuro sulla contrazione del numero dei mercati implicano un “divieto ad intervenire” nelle situazioni in cui, per ipotesi, rimanesse una dominanza fortissima.

Ora forse è più chiaro il senso del “cappello”: discutere di accesso e di investimenti nelle nuove reti non può essere disgiunto da considerazioni sulla capacità di sostenere gli investimenti stessi. Anche se tutti sappiamo bene che Telecom Italia deve gestire una struttura finanziaria piuttosto complessa ed onorare il servizio del debito, abbiamo visto che la generazione di cassa rimane formidabile. Resta da capire quanto formidabile sarebbe in condizioni di minore dominanza ; così come resta da capire se è accettabile un’ipotesi di “scambio” fra dominanza e investimenti.

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