Giuseppe Richeri
01 lug 2008

Un paio d’anni fa alcune istituzioni canadesi organizzarono un incontro tra un gruppo di specialisti internazionali per discutere del seguente tema: se oggi la televisione pubblica non esistesse sarebbe utile crearla?
Questo modo di porre il problema può apparire troppo radicale, non c’è però alcun dubbio che la televisione pubblica costituisca anche in l’Europa un nodo non più settoriale, da circoscrivere al campo dei media. I tentativi di raddrizzare la situazione variano da paese a paese, ma ovunque cresce la sensazione che non si possa più continuare cercando di risolvere una falla dopo l’altra con aggiustamenti congiunturali.
Da noi all’ordine del giorno c’è il modello di governance da adottare per la Rai con l’intenzione di ridurre l’influenza dei partiti politici sulla sua gestione, in Francia il problema é il finanziamento di France Television e si vuole eliminare l’influenza della pubblicità sulla programmazione, in Spagna si discute ancora del finanziamento di RTE e delle forme di indirizzo e controllo della televisione pubblica perché assuma una piu’ netta funzione d’interesse generale. Nel resto d’Europa l’attenzione è centrata su altri aspetti ancora. In molti paesi, dietro ai temi del momento, crescono le critiche e le incertezze sulle funzioni stesse dei broadcaster pubblici.
La rinnovata attualità, ma anche l’urgenza, del tema su scala europea è confermata dal fatto che ora si è deciso di dare alla discussione un’ufficialità senza precedenti. La presidenza francese dell’Unione Europea ha chiamato infatti il fior fiore degli specialisti del campo a Strasburgo il 17 e 18 luglio prossimo per metterli a confronto e riflettere sui media di servizio pubblico nell’era digitale.
I temi principali su cui si propone di concentrare l’attenzione sono cinque. Si va dalle esigenze generali e specifiche che oggi definiscono le funzioni del servizio pubblico a come si deve manifestare concretamente la sua missione. Dal problema del finanziamento della televisione pubblica e del rapporto con i servizi a pagamento all’accessibilità dei suoi servizi digitali fino a quello della concorrenza tra pubblico e privato in questo settore.
Si tratta di aspetti sicuramente importanti quanto complessi che possono suscitare riflessioni utili ben al di la delle sollecitazioni congiunturali di ciascun paese. Ma ripensando al secco quesito posto dai canadesi ho la sensazione che ci sia un problema a monte su cui riflettere e che non riguarda il rapporto tra tv pubblica e politica, tra tv pubblica e tv privata, e ancor meno riguarda le fonti di finanziamento, i nuovi servizi digitali ecc. Provo a circoscriverlo con poche parole per vedere se poi varrà la pena di discuterne in modo più ampio con altri interventi su La-rete.net.
L’idea di servizio pubblico radiotelevisivo è nata in un contesto sociale radicalmente diverso dall’attuale. Quando si riconosceva che una larga maggioranza di persone avesse “bisogni informativi , formativi e d’intrattenimento” socialmente rilevanti e insoddisfatti, e quando si pensava che la radio e poi la televisione pubbliche fossero gli strumenti più adatti per soddisfare tali bisogni senza discriminazioni. Allora c’era un largo consenso sulla necessità che lo Stato intervenisse anche fuori dal sistema scolastico con strumenti “pedagogici” per la promozione culturale dei cittadini, allora la televisione era considerata un potente mezzo di modernizzazione del Paese, ecc.
La società di oggi è profondamente cambiata ed è da qui che occorre partire per ripensare al servizio pubblico radiotelevisivo. Non dalle nuove tecnologie, ne dalla concorrenza con i privati, e ancor meno dalle inefficienze e gli sprechi dei broadcaster pubblici.
C’è ancora una maggioranza del paese che ha bisogni “informativi, formativi e d’intrattenimento” che non è in grado di soddisfare con le proprie risorse economiche e i propri mezzi intellettuali? Quali sono le componenti della “nuova” società che oggi hanno bisogno della tv pubblica? Fino a che punto è opportuno che lo Stato si occupi direttamente di allestire contenuti mediali?
Penso che una riflessione approfondita su questi aspetti potrebbe portare alla convinzione non che la tv pubblica sia ormai inutile, ma che vada ridimensionata e riorientata se si ritiene ancora che a legittimarla sia la funzione di rilevante interesse generale che potrebbe essere in grado di svolgere.